25 Feb A tu per tu con Gabriele Petrone, Allenatore dell’ASD BANZANO FC
Mister Petrone, il progetto del Banzano FC nasce da un foglio bianco. Qual è stata la “scintilla” che l’ha convinta a sposare questa causa e quanto è stimolante costruire un’identità tattica da zero?
Alla chiamata del Direttore Generale Giovanni Trifone e del Presidente Michele Masiello ho accettato senza dubbi. Conoscevo già tecnicamente gran parte dei ragazzi del Banzano, ma ora sto imparando a conoscerli dal punto di vista caratteriale. Ho portato con me alcuni giocatori di mia fiducia che si adattano bene al gruppo e che possono trasmettere la loro esperienza vincente.
La società non ha nascosto l’obiettivo promozione. Sentire il peso di dover vincere subito in una piazza nuova è uno stimolo o un rischio per la serenità del gruppo?
Vincere non è mai facile, soprattutto perché siamo capitati in un girone che non conoscevo ma che, a quanto vedo, è molto competitivo. Per questo motivo ragioniamo partita dopo partita. Per ora stiamo rispettando i programmi e siamo secondi; ora inizia il girone di ritorno e il nostro obiettivo è fare ancora meglio.
Lei ha avuto carta bianca nella costruzione della rosa, scegliendo ogni singolo tassello. Qual è la caratteristica umana, prima che tecnica, che ha cercato nei giocatori per garantire che diventassero subito “squadra”?
Ho chiesto di avere molta pazienza, di lavorare sodo, di aspettare il proprio turno e di farsi trovare pronti. E devo dire la verità: sono davvero orgoglioso di questi ragazzi.
Si dice che le squadre vincenti si costruiscano sulla solidità della società. Com’è il rapporto quotidiano con una dirigenza composta da uomini così navigati e quanto conta la loro esperienza nei momenti di pressione?
Al timone abbiamo un ‘presidentissimo’ con 50 anni di esperienza nel calcio, quindi stiamo tranquilli. Poi ci sono tanti dirigenti giovani, alla prima esperienza: ognuno di loro si sta impegnando per fare bene e sono davvero contento di come stanno svolgendo il loro lavoro. La pressione fa parte del gioco: chi vuole vincere deve saperla gestire e noi dobbiamo essere bravi a superarla insieme.
Essere una società “neonata” significa non avere una storia pregressa, ma volerla scrivere oggi. Che tipo di impronta vuole lasciare nel calcio locale con il suo Banzano FC?
Tra me e i ragazzi c’è un’intesa chiara: loro sanno cosa vogliono ottenere e io so perfettamente cosa dare loro. È inutile correre a conclusioni affrettate o farsi condizionare dai pareri di chi guarda da fuori mentre siamo ancora a metà del lavoro. Ogni percorso ha i suoi tempi e va rispettato dall’inizio alla fine. Solo quando saremo arrivati al traguardo guarderemo indietro per vedere cosa abbiamo costruito; i conti si fanno sempre e solo alla fine, non mentre si sta ancora camminando. Logicamente, il mio augurio e il mio obiettivo è quello di lasciare un’impronta importante già quest’anno perché, seppur neonato, il Banzano FC è molto ambizioso, proprio come lo sono io.
In un campionato dove spesso prevale l’agonismo, lei ha puntato su un calcio propositivo o ha preferito giocatori “di categoria” pronti alla battaglia su ogni campo?
In squadra ci sono giocatori di tutte le età: i giovani hanno tanto da imparare dai più esperti, specialmente per quanto riguarda la gestione dei momenti della partita e il controllo del risultato. Il mio lavoro è proprio questo: far crescere i più piccoli sfruttando l’esempio dei “vecchietti”.
Qual è stata la difficoltà più grande nell’assemblare un gruppo di atleti che non avevano mai giocato insieme prima di questa stagione?
Non ci sono grandi difficoltà: giocano e si allenano insieme, imparano i movimenti e, d’altronde, il calcio è un linguaggio universale. L’unica vera criticità è che siamo in 27: cerco di far giocare tutti, ma gestire un gruppo così numeroso è un’arma a doppio taglio.
La comunità di Banzano sta rispondendo con entusiasmo. Quanto è importante per lei creare un legame viscerale tra la squadra e il territorio fin dalle prime partite?
In effetti ci seguono tantissimo: Banzano è sempre stata una piazza calda e molto appassionata. C’era bisogno di una squadra che desse soddisfazioni alla comunità; io e tutti gli altri ce la stiamo mettendo tutta per riuscirci.
Se dovesse indicare un “leader silenzioso” della sua rosa, colui che incarna perfettamente lo spirito di questo nuovo progetto, chi sceglierebbe?
Ci sono molti ragazzi che si comportano da leader: i più grandi cercano sempre di dare l’esempio, ma credo che uno su tutti spicchi, Alessandro Acone, detto ‘L’Avvocato’. È il più trascinatore della squadra: mai una parola fuori posto e sempre il primo a dare consigli. I ragazzi lo hanno accolto benissimo fin da subito.
A fine girone di andata, qual è il bilancio della crescita del gruppo? Siamo già al 100% del “credo” calcistico di mister Gabriele Petrone o c’è ancora molto da lavorare?
Siamo arrivati alla fine del girone d’andata: abbiamo perso lo scontro diretto, a mio avviso, ingiustamente, ma ne siamo usciti a testa alta. Non ho nulla da recriminare ai ragazzi, anzi, si stanno impegnando tantissimo. Sappiamo però che possiamo e dobbiamo migliorare. Abbiamo iniziato alla grande, collezionando vittorie e gol; ora stiamo attraversando un momento di difficoltà, ma torneremo a volare, ne sono più che certo. Se così non fosse, non vedrei ogni giorno 25 ragazzi al campo pronti a dare tutto.

