Montoro Web | A tu per tu con Gerardo Russo, Capitano dell’ASD DINAMO SAN FELICE
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A tu per tu con Gerardo Russo, Capitano dell’ASD DINAMO SAN FELICE

A tu per tu con Gerardo Russo, Capitano dell’ASD DINAMO SAN FELICE

Ciao Gerardo, innanzitutto come stai?

 In primis grazie per aver pensato a me per quest’intervista. Tutto bene dai, come ben sapete questo è un periodo delicato per il campionato, ma mi sento motivato e carico, sia personalmente che sportivamente.

 

Sei uno dei veterani, nonostante la tua giovane età, della Dinamo San Felice, ci racconti un pò di questa gloriosa società? Da chi e quando è stata fondata?

 La Dinamo San Felice è una società con una storia importante e valori ben radicati. È stata fondata nel 2008 grazie alla passione di Marco Ingino, Gregorio Caliano, Tony Pellecchia, Piero Lupinelli e del compianto Giuseppe De Girolamo, persone che hanno sempre creduto nel calcio come strumento di aggregazione e crescita per il paese.

Con l’arrivo del Covid il progetto ha subito una battuta d’arresto, ma la passione e l’attaccamento alla maglia non sono mai venuti meno. Proprio questo spirito ha permesso alla società di ripartire: nel 2021 Domenico Ingino, Antonio Diana, Salvatore De Nardo, Generoso Costabile Felice Grimaldi e Gerardo Salvati hanno deciso di riprendere in mano il progetto, continuando a portare avanti gli stessi ideali e la stessa visione.

Qui alla Dinamo San Felice non si parla solo di risultati, ma soprattutto di identità, appartenenza e rispetto.

 

Sei anche il capitano della squadra, come ti trovi in questo ruolo e cosa significa per te?


Essere capitano è un onore enorme. Cerco di dare l’esempio prima di tutto con l’atteggiamento, dentro e fuori dal campo. Non è solo portare la fascia, ma essere un punto di riferimento nei momenti difficili e tenere unito il gruppo.

 

Come cerchi di trasmettere il tuo spirito di squadra ai compagni più giovani o ai nuovi arrivati?

 Sia in campo che fuori dal campo, il mio obiettivo è far sentire tutti a casa. Per me è stato forse più semplice, perché gioco in quella che considero la mia casa; per altri, invece, non è così. Proprio per questo mi impegno affinché chi arriva possa sentirsi libero di essere sé stesso, senza il timore di restare indietro o di non essere all’altezza.

Non faccio nulla di straordinario, ma spesso anche una battuta, uno scherzo o una confidenza possono creare quel rapporto di fiducia che diventa poi fondamentale in campo.

 

Attualmente, in quale campionato militate?

 Attualmente militiamo nel campionato di Terza Categoria di Avellino e precisamente nel Girone A, un torneo che, al di là di ciò che spesso si dice, offre importanti obiettivi di crescita nel gioco. Ogni partita va affrontata al massimo, con una determinazione che nasce soprattutto dalla passione e dalla voglia di migliorarsi, più che dalle aspettative esterne.

 

Qual è l’obiettivo principale che vi siete prefissati per questa stagione?

 L’obiettivo è crescere come squadra e toglierci delle soddisfazioni. Vogliamo essere competitivi ogni domenica e dimostrare il nostro valore, senza porci limiti.

 

 Nella tua carriera calcistica, ricordi qual’è stata la vittoria più bella e la sconfitta più “dolorosa”?

La vittoria più bella è quella che deve ancora arrivare, perché sarà il risultato di tanti sacrifici. Più che una sconfitta, invece, il momento più difficile è stato il pareggio dello scorso anno contro la Virtus Carbonara, che non ci ha permesso di accedere ai playoff per la promozione. Anche da quell’episodio, però, abbiamo imparato molto.

 

Fino ad oggi cosa ti ha dato il calcio e cosa ti ha tolto?

 Il calcio mi ha dato tantissimo: amicizie vere, disciplina e emozioni che difficilmente si possono spiegare a parole. Mi ha regalato anche qualcosa di unico grazie a mio fratello, che ha avuto la possibilità di esordire in Serie A. Vivere quel momento attraverso di lui è stato come realizzare anche un mio sogno: è una fonte continua di orgoglio e ispirazione. Gli devo davvero tanto, per il suo esempio, per la sua forza e per non aver mai mollato, insegnandomi ogni giorno cosa significa credere fino in fondo nei propri obiettivi.

È vero, il calcio richiede sacrifici: mi ha tolto un po’ di tempo libero e qualche rinuncia personale, ma rifarei ogni scelta senza pensarci due volte.

 

Parlaci un po´ di te fuori dal campo di gioco!

 Fuori dal campo non sono poi così diverso: sono spesso impulsivo, anche se ultimamente molto meno…sto lavorando su questo.

Sono determinato e non ho paura di sognare in grande, perché credo che puntare in alto sia il primo passo per andare avanti; allo stesso tempo, so apprezzare anche i piccoli progressi.

Mi piace avere sempre la battuta pronta e, soprattutto, trascorrere il mio tempo con le persone a cui voglio bene, tra cui i ragazzi della squadra.

 

 Un pregio e un difetto del tuo carattere?

 Sono molto rispettoso verso gli altri e cerco sempre di ascoltare, e soprattutto di aiutare il prossimo. Un mio difetto è rimuginare troppo, ma sto imparando a lasciar andare.